15 ottobre 2011-lettera aperta agli indignados (e non solo) scandianesi

sono un tizio qualunque. come voi non sono nessuno. come voi non ho un futuro. come voi sono stato in piazza a manifestare. come voi oscillo tra la rabbia e la frustrazione, come voi sopravvivo. non potendo essere con voi fisicamente oggi, sono con voi in spirito.

ma leggendo sui giornali della Rivoluzione mondiale del 15 ottobre, con oltre 900 manifestazioni in tutto il mondo chissà come, mi viene in mente Claudio Rutilio Numanziano, che nel 415 dc viaggia attraverso l’ impero romano da Roma verso la Gallia. E lascia una descrizione dello squallore e della decadenza che incontra. Il viaggio comincia via terra, tra strade lastricate e controllate dai briganti, ponti distrutti, acquedotti in rovina, quando proprio strade, ponti e acquedotti erano il vanto dell’ impero, e prosegue via nave. Nemmeno lui si accorge che il motivo profondo della crisi non sono i barbari o i cristiani, a cui attribuisce la responsabilità della situazione, ma che si era alla vigilia di un cambiamento di era e che l’ impero stava vivendo i suoi ultimi giorni.

Non sono mai stato complottista. Non so se questa crisi è stata provocata ad arte. Non so se le richieste di chi protesta oggi verranno ascoltate. Non so se, oltre che a esprimere solidarietà nei vostri confronti, qualcuno fara qualcosa (ne dubito). E con loro intendo le elitè, quelli che con un tratto di penna hanno il potere di influire sulla vita di milioni di persone.

Quello che so è quello che non vogliono. Non vogliono una popolazione di cittadini capaci di pensiero critico. Non vogliono cittadini informati, veramente istruiti, capaci di critica costruttiva. Non gli interessa e non gli aiuta. E’ contro i loro interessi. Non vogliono persone capaci di sedersi attorno a un tavolo e capire quanto sia marcio, e una vera fregatura, un sistema che li ha del tutto esclusi da 30 anni a questa parte. Non vogliono questo.

Abbiamo vissuto la politica come mettere una croce una volta ogni tanto su una scheda elettorale, sperando che quello o quella a cui davamo il voto, mentre faceva i suoi interessi, si ricordasse ogni tanto di fare un po’ anche i nostri. Ci hanno raccontato, e alla fine forse se ne sono anche convinti, che solo loro erano in grado di decidere al posto nostro. Che solo loro erano in grado di fare quello che era meglio per tutti.
Ogni tanto si scendeva in piazza a protestare, ma le proteste, a cui raramente seguivano vere e concrete scelte di vita, altrettanto raramente lasciavano il segno.

E oggi dalla protesta si passa alla rivolta.
Qualcuno, non ricordo chi, ha scritto che non tutte le rivolte si trasformano in rivoluzione, ma ogni rivoluzione comincia con una rivolta.
E non lasciatevi ingannare.
Quella di oggi E’ una rivolta (anche la parte pacifica).Una rivolta contro un mostruoso e barbaro status quo, che ha fallito per troppi, troppe volte, per troppo tempo, mentre serviva troppo pochi, e fin troppo bene.
Non è nella natura umana (e nemmeno in quella animale) rassegnarsi passivamente alla propria distruzione economica, sociale, e morale .
E’ una rivolta contro l’ impotenza. E mentre la politica spazzatura è il barsaglio favorito, c’è una cresciente consapevolezza che è la concentrazione di potere, sopratutto economico, ma non solo, nelle mani di pochi, che comprano e vendono policitici al bisogno e quindi controllano le leggi, i decreti, le decisioni, inclusa quella di a chi fare la guerra, il vero problema; e che bisogna protestare contro il burattinaio, non solo contro i burattini
Una crescente consapevolezza, come sostiene Jeff Wells, che il resto di noi non esiste nemmeno, nella società industrializzata, se non come passivo consumatore di prodotti. Non siamo necessari o richiesti per le nostre idee, per i nostri punti di vista, per le nostre conoscenze e capacità, per il nostro voto, e nemmeno per il nostro lavoro.

Non sto affermando niente di nuovo. Nel suo libro La Grande Trasformazione (1944!!!), Karl Polanyi,  prevede le devastanti conseguenze (depressione, guerra, totalitarismo) che crescono all’ interno di un cosidetto mercato libero. Avverte che un sistema finanziario, senza pesante controllo governativo, si evolve nel capitalismo Mafia-e in un sistema politico mafioso (senza alcun riferimento all’ attuale governo ). Il mercato trasforma la speranza umana e l’ ambiente naturale in beni di consumo, una situazione che assicura la distruzione sia della società che dell’ ambiente naturale. L’ assunzione del mercato è che la natura e le vicende umane sono da sfruttare per profitto fino all’ esaurimento e al collasso. Una società che non riconosce più la dimensione sacra della natura e della vita, un valore intrinseco, superiore al valore monetario, commette un suicidio collettivo. Questa società cannibalizza se stessa fino alla morte. E come fa notare Johanna Macy, dobbiamo fare 4 cose: Lavorare, consumare, morire, possibilmente in silenzio.

Ma mentre poche migliaia (poche rispetto al totale) di persone scendono in piazza, il resto della popolazione, specialmente tra i giovani, ha rinunciato e perso ogni speranza sulla possibilità di un vero cambiamento. Molti pensano che le proteste siano ridicole. Molti non sanno perchè i loro concittadini protestano, e credo, non gli importa molto saperlo. I miliardi di persone nel mondo che hanno scelto di rinunciare a ogni attivo coinvolgimento con il sistema economico e politico (se non per supportarlo con i loro acquisti, la loro passività e la loro rassegnazione), sono loro il vero 99%.

Se vogliamo coinvolgerli dobbiamo ricominciare a usare il pensiero critico e capire il cuore della crisi e le sue conseguenze

1)NON ci sarà nessuna ripresa. Mi dispiace dirvelo. Ma NON ci sarà.
La crisi economica che ha stimolato l’ odierna rivolta è solo un sintomo di qualcosa di più grande e profondo. Quello che chiamiamo casta o finanza è uno schema di Ponzi su scala mondiale che sta per crollare su se stesso e coinvolgerci tutti.
Un sistema basato sull’ idea, assurda, che stà alla base di tutto, che la crescità possa essere infinita, mentre viviamo in un piccolo, finito e limitato pianeta.
L’ umanità sta per incontrare simultaneamente il picco del petrolio, del gas naturale, del carbone, del rame, dell’ uranio, dei fosfati, dell’ acqua potabile, del terreno coltivabile, a molti altri ancora. Richard Heinberg lo chiama “picco di ogni cosa”. La crisi finanziaria ha iniziato a inceppare il meccanismo, ma semplicemente non ci sono sufficenti risorse, al nostro attuale livello tecnologico, per proseguire sulla strada della crescita infinita. Come Namaziano siamo alla vigilia di un cambiamento di era. e come lui ne diamo la colpa a qualcuno, non a un sistema o a un modo di vivere che sta smettendo di funzionare.

2)Lavoro.
Molti dei cartellli per le strade chiedono lavoro. Ma per il governo dare lavoro significa fare debiti e compromettere il futuro di chi verrà dopo. E non sarà un eta ricca come quella che sta finendo. (Quanti di noi sanno veramente cosa sia la fame? quanti di noi hanno mai dormito in strada o sotto un ponte? quanti di noi sanno cosa sia la guerra per averla vissuta?). Pura follia.
Wall Street o la Goldman o le banche o la Fininvest o la Fiat non hanno, e ne avrenno sempre meno, lavoro per voi. Pane e circo, chiedevano i contemporanei di Namaziano. E come l’ imperatore non poteva darli a loro, nessuno potrà più darli a noi. E come per loro, anche per noi, nell’ immediato futuro saranno le cose che noi oggi diamo per scontate, cibo, acqua, energia, salute, sicurezza, le vere sfide.

3) Opportunità.
impariamo a vivere la crisi e la situazione attuale come una opportunità: saremo costretti a cambiare, e radicalmente, il nostro modo di vivere. E dalla nostra capacità di adattarci al cambiamento dipenderà la nostra sopravvivenza e la qualità della nostra vita. Dal momento che dovremo cambiare per forza, cominciamo a farlo oggi, che siamo ancora, relativamente, ricchi.
abbiamo bisogno di imparare o semplicemente ricoprire competenze che per un po ci siamo illusi di poter lasciare da parte, abbiamo bisogno di ricostruire la resilienza, abbiamo bisogno di tante altre cose.

ma per diventare il vero 99%, lasciatemelo ripetere, se vogliamo veramente un cambiamento, abbiamo molto lavoro da fare noi, nessun altro puo farlo al nostro posto, cominciando a essere quello che non vogliono che siamo: una popolazione di cittadini capaci di pensiero critico, bene informati, istruiti e con gli strumenti per farsi da soli domande e trovare risposte. Non gli interessa. Non li aiuta. E’ contro i loro interessi. Le persone capaci di sedersi attorno al tavolo e costruire e riflettere su quanto profondamente sono stati ingannati da un sistema che li ha esclusi per 30 anni, e che altro non vuole che continuare a escluderli. Questo non vogliono.

E non importa se il vosto impegno si traduce in un partito o movimento politico, nel movimento di transizione o in qualunque altro ambito. Quello che importa è agire, anche solo scegliendo di andare a una conferenza o di leggere un libro non di narrativa. Alzate il sedere dal grande fratello o dalla partita di calcio e agite. ORA.

Buona rivolta a tutti. Con la serena consapevolezza che altri in futuro faranno meglio di me. Quello che avete letto in questo post sono mie opinioni personali, non rappresentano in alcun modo la posizione ufficiale del movimento di transizione.

One comment to “15 ottobre 2011-lettera aperta agli indignados (e non solo) scandianesi”
One comment to “15 ottobre 2011-lettera aperta agli indignados (e non solo) scandianesi”
  1. ora hai un’altra persona che condivide ciò che hai scritto.
    L’agire mi fà sentire vivo, e sono qua, ora per vivere quindi agisco

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