La storia si ripete?

L’ anno è iniziato con tumulti direttamente collegati al prezzo dei generi alimentari di prima necessità. Rivolte in India, Burkina Faso, Camerun, Senegal, Mauritania, Costa D’ Avorio, Egitto, Yemen, Marocco, Haiti, Senegal, Somalia. Disordini di varia intensità sono documentati in Messico, Bolivia, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Sud Africa.

L’ Agenzia Internazionale per l’ Energia segnala che il petrolio comincia l’ anno superando la barriera psicologica dei 100 dollari al barile, spinto dalla riduzione delle riserve,e dall’ ondata di freddo che ha interessato l’ emisfero settentrionale. Le tensioni in Nigeria e in Medio Oriente, rimangono importanti fattori nell’ aumento del prezzo.

La scorsa settimana il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick ha lanciato un monito affermando che 33 nazioni sono a rischio di conflitti sociali a causa dell’aumento dei prezzi alimentari. “Per i paesi nei quali la spesa alimentare costituisce da metà a tre quarti della spesa al consumo, non vi sono margini di sopravvivenza” ha dichiarato.
È improbabile un calo dei prezzi a breve termine. La FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, sostiene che, quest’anno, le scorte di cereali, a livello mondiale, saranno le più basse dal 1982.

Era il 2008. il petrolio raggiunse i 105 dollari a Marzo, 110 ad Aprile, 126 in Maggio, circa 140 in Giugno, 145 ad inizio Luglio. Poi la crisi economica e il crollo dai 147 di luglio ai 32 dollari di Dicembre. (per tornare a 85 dollari 5 mesi dopo, nonostante la recessione).

e adesso arriviamo al 2011: L’ anno si apre con l’ ONU che annuncia: “i prezzi del cibo raggiungono un nuovo record storico in Gennaio, per il settimo mese consecutivo e ulteriori aumenti potrebbero provocare tumulti e disordini nei paesi in via di sviluppo”.
tra settembre 2010 e febbraio 2011 abbiamo visto proteste, tumulti e rivolte, provocate, inizialmente, dai prezzi dei generi alimentari in: Niger, Guinea, Burkina Faso, Messico, Tunisia, Yemen, Algeria, Mozambico, Bahrein, Libia, Yemen, Iran, Iraq, Egitto, Gibuti, Kuwait, Marocco, Mauritania, Gabon.

Petrolio: l’ IEA segnala il 10 febbraio che il prezzo del Brent raggiunge la barriera dei 100 dollari al barile e la domanda è in aumento:
i prezzi hanno subito una spinta la rialzo a fine gennaio sull’ onda delle proteste in Egitto e la preoccupazione che il transito per il Canale di Suez venga interrotto.
La domanda mondiale, a 87.8 milioni di barili al giorno nel 2010, dovrebbe raggiungere gli 89.3 milioni di barili per il 2011. le forniture a fine gennaio si attesteranno a 88.5 milioni di barili al giorno.
(l’ indice WTI, cioè le quotazioni del greggio a New York, sono inferiori, grazie alla produzione dalle sabbie bituminose canadesi più alta del previsto).
Sempre secondo l’ IEA, la capacità residua (cioè di aumentare la produzione) dell’ Opec è di 4.7 milioni di barili al giorno.
La conclusione è un altro anno di forniture esigue, con la capacità residua ridotta a 3 milioni di barili al giorno.
Ritornando al 2008 scopriamo (sempre nel rapporto IEA) che alla base degli aumenti ci sono: riduzione delle riserve, freddo intenso, la preoccupazione per un imminente attacco all’ Iran e il riconoscimento di una capacità residua da parte dell’ OPEC di soli 2 milioni di barili al giorno.
Nel 2011 assistamo a una domanda alta dopo un inverno molto freddo in Europa, tumulti e rivolte in Medio Oriente, inclusa la decisione dell’ Iran di inviare due navi da guerra in Siria, nochè l’ evidenza che la capacità residua dell’ OPEC è ancora una volta molto bassa, nonstante i costanti investimenti negli ultimi tre anni.

Nel 2008 l’ OPEC, e molti osservatori occidentali, spiegarono l’ improvvisa impennata dei prezzi con la speculazione. e anche oggi sia l ONU che l’ UE accusano la speculazione per gli aumenti che aprono la strada a una catastrofe umanitaria nei paesi in via di sviluppo.
Ma gli speculatori hanno tutta questa influenza sul mercato del petrolio e del cibo? O sono solo un comodo capro espiatorio?

“In tutta la mia vita da adulto, ad eccezione dell’ ultimo anno, o forse degli ultimi due, c’è stata un enorme quantità di forniture in eccesso disponibili. Noi non abbiamo più, nel mondo, forniture in eccesso ed è per questo che i prezzi aumentano” W.Buffer da USA Today, giugno 2008.

Secondo un indagine del Wall Street journal del luglio 2010: La maggior parte degli speculatori, non chiede la consegna fisica del petrolio come invece fanno le raffinerie. Non c’è nessuna prova che gli speculatori accumulino grandi quantità di petrolio reale. Ma, per spingere i prezzi in alto, al di fuori del mercato, dovrebbero togliere il prodotto dalla circolazione. (come, ad esempio, la politica della comunità europea di distruggere le derrate alimentari in eccesso, per tenere alti i prezzi interni).
non che la speculazione non incida. Ma per una proporzione che oscilla tra il 3 e il 20% del prezzo, e interviene solo dopo che un bene ha cominciato ad aumentare per altri fattori. La parte principale del prezzo è comunque determinata dalla domanda e dall’ offerta.

Per concludere, puo’ essere una coincidenza, ma puo’ anche essere il ripetersi di una storia già vista, e che i nodi del 2008, vengano ancora una volta la pettine: La domanda di petrolio cresce. di conseguenza cresce anche il prezzo e si ripercuote, insieme ad altri fattori (su cui ritorneremo in articoli successivi), sul prezzo dei generi alimentari. Nei paesi in via di sviluppo, dove, una buona parte della popolazione, vive con 2 dollari al giorno, e la spesa per il cibo rappresenta la parte principale del budget familiare, il costo dei beni di prima necessità diventa insostenibile.

Se il costo del petrolio continua a salire, e tutti gli indicatori suggeriscono che lo farà, vedremo una serie di catastrofi umanitarie in tutto il mondo. e nemmeno la nostra società tecnologica e industiale rimarrà immune: l’ esperienza del 2008 insegna che 150 dollari al barile inceppano il motore. quanto tempo abbiamo prima che il prezzo del petrolio inneschi un’ altra recessione?

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